I libri della seduzione
CASANOVA. L’uomo che amava le donne, davvero
Un bella psicoanalista francese elogia Giacomo Casanova
di Massimo C. Salvemini
 La copertina dell'edizione italiana | Titolo: Casanova. L’uomo che amava le donne, davvero
Titolo originale: Casanova ou l’exercice du bonheur
Autrice: Lydia Flem
Traduzione: Stefano Simoncini Edizione: Fazi Editore, Roma, gennaio 2006
Pagine effettive di testo: 278
Prezzo di copertina: euro 15,00
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Nata nel 1952, Lydia Flem è psicoanalista, insegnante e scrittrice.
Ha pubblicato numerosi libri, fra i quali “Le racisme” (MA éditions, 1985), “La vita quotidiana di Freud e dei suoi pazienti” (Rizzoli, 1987), “L’homme Freud” (Seuil, 1991), “La voix des amants” (Seuil, 2002), “Panique” (Seuil, 2005) e “Come ho svuotato la casa dei miei genitori” (Archinto, 2005).
Il saggio su Casanova è uscito originalmente nel 1997 per l’Editions du Seuil e le è valso le prime pagine dei maggiori giornali culturali mondiali.
|  L'autrice Lydia Flem |
Recensione di Massimo C. Salvemini
A quanto lui stesso ci racconta nella “Histoire de ma vie”, Giacomo Casanova ebbe 122 donne. Poche, se paragonate alle migliaia ascrivibili a Don Giovanni (che però è un personaggio letterario, non reale…), alle circa 3.000 attribuite al presidente statunitense John Fitzgerald Kennedy (1917-1963) o alle 10.000 vantate dal creatore del commissario Maigret, lo scrittore belga Georges Simenon (1903-1989).
Va però tenuto presente, come fa Franco Cuomo nel suo “Elogio del libertino”, che «a Don Giovanni interessa annotare quante donne ha avuto in un dato periodo e in un dato posto, a Casanova invece quante volte è riuscito a soddisfare la stessa donna in un determinato arco di tempo. Non gli importa di essere stato con sette donne a Marsiglia, gli importa avere procurato sette orgasmi in una notte alla medesima donna a Marsiglia.»
Anche i due personaggi reali da noi citati – Kennedy e Simenon – pare proprio fossero più interessati alla quantità che alla qualità, ad accumulare nevroticamente più amplessi possibili (si racconta che Kennedy sostenesse che se non faceva del sesso diverse volte al giorno gli veniva mal di testa…); e sembra persino che, in fondo, non facesse granché differenza se le loro “conquiste” erano belle o brutte, affascinanti o insignificanti, donne normali o prostitute. Della maggior parte di esse, verosimilmente non ricordavano né il volto, né il nome, né tanto meno i tratti salienti del carattere. Casanova invece, di ognuna delle sue 122 amanti rammentava ogni particolare e fu soprattutto grazie a questi vividi ricordi che poté redigere la sua autobiografia in modo così preciso e intrigante. Come puntualizza Lydia Flem nella brillante biografia a lui dedicata che qui recensiamo, «scrivendo le sue memorie è riuscito a ricordare tutte le donne, gli incontri e le parole sussurrate in quelle occasioni. E a vivere la sua meravigliosa vita due volte.»
 La copertina dell' edizione originale | Per i suoi numerosi detrattori, Casanova fu un bieco maschilista, uno sciupafemmine spietato e inarrestabile, che seduceva e poi abbandonava ingenue ed illuse donzelle. Moralisti, femministe, perbenisti vari, intellettuali di vario orientamento (cattolico, di destra, di sinistra), critici improvvisati contagiati dall’ipocrisia del politically correct, hanno speso pagine e pagine per tentare di screditarlo o di smitizzarne vita e conquiste. Sì, perché il percorso esistenziale del veneziano è sempre stato recepito come scandaloso, “socialmente” e “sentimentalmente” diseducativo, un pericoloso esempio per le influenzabili menti dei giovani. Ed ecco allora, come isterica reazione, una congerie di velleitarî impegnati a distruggerne l’immagine. |
Ci fu chi affermò che egli si pentì dei suoi trascorsi in tarda età (niente di più falso: non si pentì affatto; di cosa avrebbe dovuto pentirsi, poi…?). O chi sostenne che gli stravizi lo condussero ad una morte prematura e/o a una vecchiaia funestata da molte malattie, “ridotto a un relitto umano”, “un reprobo punito per le sue dissolutezze e i suoi delitti”, finendo la propria esistenza in solitudine, ignorato da tutti. Manco per niente: nonostante Giacomo indugiasse volentieri non soltanto nei piaceri del sesso, ma anche del cibo – adorava i piatti dal gusto forte e i cibi grassi: pasticcio di maccheroni, merluzzo al sugo, salamini, cacciagione stagionata, formaggi coi vermi, crostacei e, com’è noto, la cioccolata ̶ visse fino a 73 anni, che per il 1798 era un’età più che rispettabile. Inoltre, la stesura delle sue memorie fu per lui appassionante, vivificante, e rese quel particolare periodo della sua vita tutt’altro che squallido o desolante. Va anche aggiunto che non morì solo e abbandonato. Tutt’altro. Al suo capezzale accorsero amici e nobili estimatori.
Un buon numero dei succitati detrattori, infine, si affannarano e si affannano tuttora (non ultimo il regista Lasse Hallström col suo recente film “Casanova”, disneyano ed inutile…) per tentare di dimostrare che Giacomo, almeno una volta, si innamorò “veramente”, desiderando cioè sposare la (s)fortunata, trascorrervi l’intera vita insieme, averne dei figli e così via. Ora, considerate che Casanova si innamorava effettivamente delle donne (caratteristica che lo distingue da Don Giovanni, personaggio di fantasia, che invece non si innamorava mai di nessuna) ma non si legava secondo le regole piccolo-borghesi. Tale tipo d’innamoramento (basato più sull’intensità dell’amore che sulla sua durata nel tempo) non è utile a una società come la nostra e di conseguenza viene da essa semplicemente disconosciuto. Il borghesuccio non deve, non può ammettere, che si possa amare veramente senza sentire il bisogno di legarsi per lungo tempo (o per tutta la vita) all’amata, altrimenti minerebbe una delle basi della (falsa) morale sociale. Oltre ad apparire insidiosamente diseducativo per i giovani (che devono invece credere stupidamente di essere innamorati “veramente” della prima ragazza insignificante che riuscirà a farli sbroccare, formare con essa una famiglia e fare figli). Così, si finisce piuttosto col negare che Casanova si innamorasse realmente di ogni donna, accomunandolo grossolanamente a Don Giovanni e dipingendolo di conseguenza come il diavolo in persona!
Nel libro della Flem, invece, l’autrice spazza via serenamente tutti i pregiudizi, le distorsioni moralistiche, i malintesi, restituendoci un Giacomo Casanova finalmente autentico, grande seduttore, attento alla qualità e quasi per nulla alla quantità delle donne avute, a vivere intensamente ogni sua relazione. E ottimo ascoltatore. Come arguisce la Flem «Casanova era perfettamente virile proprio perché non temeva il suo lato femminile: lo possedeva, senza esserne preda […]. Adorava parlare con le sue amanti, al punto da riuscire ad avere un'avventura solo con chi parlava la sua stessa lingua. Con le parole lui riusciva a creare una felicità fatta di ammirazione, accettazione, riconoscimento. Chi non vorrebbe una relazione così? Una passione che si nutre di se stessa.»
L’autrice chiarisce anche che le amanti di Casanova non erano affatto “ingenue ed illuse donzelle”, ma piuttosto donne emancipate e autonome, sessualmente molto libere, del tutto consapevoli di ciò che desideravano da lui: l’ascolto e il piacere, un piacere che per Giacomo era «soprattutto condivisione, e mai egocentrica appropriazione.» E’ particolarmente apprezzabile che la Flem (e quindi una donna), per tentare di capire pienamente il veneziano, si sia sforzata di entrare nella sua mentalità, nella sua morale, e ci sia ragionevolmente riuscita. In conclusione, un saggio arguto, lucidissimo, piacevolmente scritto, si legge d’un fiato, utilissimo come guida propedeutica a un’eventuale, successiva lettura della “Histoire de ma vie”, ma altrettanto godibile anche se non arrivaste mai ad affrontare la monumentale biografia di Casanova.
Per chi vuole sapere tutto quello che conta sulla Seduzione, Carlo ricorda TOP SECRET, la Newsletter sulla Seduzione. Tutto quello che serve sapere, e che nessun altro vi può dire
(Domenica 23 Aprile 2006)
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