Grandi Seduttori
Castro fu tutto ma specialmente un seduttore
Il Fidel Castro vissuto dal nostro Claudio Gibertini


Ringrazio Streetlawyer per avermi chiamato in causa.
Ho scritto di getto il mio contributo sulla morte di Fidel Castro.
Se Carlo e voi GS vorrete mi piacerebbe che il mio intervento fosse pubblicato come un articolo sul sito in chiaro a mia firma, con il titolo di:
"Castro, fu tutto ma specialmente un seduttore"
di Claudio Gibertini
Per chi come me è nato verso la fine degli anni '70 del secolo scorso e non ha mai militato nella sinistra antagonista (che proprio verso la fine degli anni '70 si è originata nel nostro paese come costola del PC anche se al tempo era definita allora sinistra extraparlamentare, in quanto la globalizzazione doveva ancora venire), Fidel Castro Ruz è forzatamente stato un personaggio fatto di luci e ombre. Se molti degli appartenenti alle generazioni precedenti alla mia hanno idolatrato Castro come un Mosè socialista, capace di aver guidato il popolo cubano al di fuori della "schiavitù statunitense" dal quale era soggiogato prima della rivoluzione e di aver così coraggiosamente sfidato per più di mezzo secolo l'aggressivo vicino nordamericano, per chi come me ha iniziato ad avvicinarsi al mondo della politica negli anni '90 il Líder Máximo ha sempre rappresentato un enigma ambivalente.
Fidel Castro era un personaggio mitologico di cui in quel tempio della sinistra che era la Facoltà di Scienze Politiche dell'università di Bologna, da matricola studiavo l'affascinante storia cubana, il sodalizio umano e politico tra Castro e Guevara, l'epopea dei Barbudos, le tante contraddizioni del dopo-rivoluzione, ma una volta uscito dalla magia dei testi storici dell'università, percepivo Castro come quel caudillo rosso che ormai da decenni continuava a fare discorsi fiume sulla rivoluzione con una retorica totalmente fuori del tempo e il Capo di Stato di un paese del terzo mondo, dove convivevano miserie materiali da Africa Subsahariana a un (modesto) dinamismo ideologico, quest'ultimo ormai nella sua fase terminale.
Dopo il crollo delle democrazie popolari nell'Europa dell'Est, Cuba era divenuta l'ultimo dinosauro sopravvissuto del comunismo, difesa sempre e comunque da decrepiti sopravvissuti stalinisti e radical chic bohemiennes europei. Per questi Cuba era un credo, una fede religiosa, e come si sa coi credenti è del tutto inutile discutere, e la cosa suscitava in me un vivo fastidio.
Gli esiti della rivoluzione cubana, dopo gli anni '80 del '900, erano divenuti l'esempio più lampante dell'eterogenesi dei fini del socialismo, la più fulgida testimonianza dell'avverarsi della profezia di Marx: l'accelerazione forzata della creazione di una classe operaia, in un paese con un tessuto sociale immaturo, avrebbe potuto produrre al massimo un "Impero Inca", cioè un regime dittatoriale in cui una élite ristretta, capeggiata da un dittatore, avrebbe dominato masse inconsapevoli.

E questo Impero Inca profetizzato un secolo prima dal padre dell'ideologia socialista moderna, si sarebbe manifestato negli aspetti più svariati: dall'incapacità totale di limitare il potere dello Stato inteso marxisticamente come sovra struttura, all'incapacità di conciliare una visione ideologica con la politica estera: prima Cuba come fedele alleato dell'URSS, poi della Cina, infine essa stessa ultimo modello di socialismo irrealizzato con la pretesa di realizzarsi prima o poi.
Dalle cangianti politiche interne di Castro, quasi sempre fallimentari sotto il profilo economico, si andava da fasi di rifiuto dell'industria a velleità di modernizzazione: da un catartico ritorno all'agricoltura negli anni'70, in cui la zafra (la raccolta della canna da zucchero) diveniva un massimo rito collettivo, fino all'aver trasformato l'intera isola di Cuba dagli anni'80 in poi in un paradiso del turismo sessuale a prezzi stracciati. Antindustrialismo, antimodernità, velleità di cavalcare la globalizzazione in senso socialista, discorsi fiume che infiammavano i cuori e un credo dogmatico e monolitico nel socialismo, ma anche delusioni atroci, uno stato di polizia oppressivo e una lotta senza pietà a qualunque oppositore, tutto questo è stato Fidel Castro Ruz, padre padrone della Cuba contemporanea.
Nel 2008, scrissi un articolo sul passaggio di consegne tra Fidel e il Fratello Raúl, tutto il mondo si aspettava al tempo una rapida apertura di Cuba e la fine del regime castrista. Profetizzai che a breve nulla sarebbe cambiato a Cuba e ricevetti molte critiche, ora a ben 8 anni di distanza e dopo il trapasso del Líder Máximo, posso dire con certezza di aver avuto ragione.
Ma chi è stato realmente Castro? Il giovane e coraggioso avvocato che sfidò la morte nel 1953 con l'assalto alla caserma Moncada in nome della libertà? Il barbuto partigiano, deus ex machina della rivoluzione cubana a fianco del Che? Il coraggioso Capo di Stato che tenne testa a Kennedy e a tutti i suoi e successori alla Casa Bianca? Oppure il vecchio dittatore narcisista, chiuso nella sua torre d'avorio di certezze ideologiche, repressore di ogni dissenso interno e incapace di vincere il suo ego?
Non c'è una risposta, se non tutte queste cose insieme.
L'unica certezza, tra punti fermi ideologici marxisti e terzomondisti, lotta per la libertà e autoritarismo incarnati insieme, sta nella figura di grande seduttore di Fidel Castro Ruz: personaggio romantico; un rivoltoso divenuto re e passato ora per sempre alla Storia, non solo del XX° secolo, ma della memoria umana universale. Quella stessa Storia con la S obbligatoriamente maiuscola (nel suo senso Marxista più alto) che come ebbe a dire lo stesso Fidel durante la sua arringa, lo avrebbe un giorno assolto...
Claudio Gibertini
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(Lunedì 28 Novembre 2016)
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